Job 3–41
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DOPO questo, Giobbe aprì la sua bocca, e maledisse il suo giorno.E prese a dire:Possa perire il giorno nel quale io nacqui, E la notte che fu detto: Un maschio è nato.Quel giorno sia tenebroso; Iddio non ne abbia cura da alto, E non risplenda la luce sopra esso.Tenebre, ed ombra di morte rendanlo immondo; La nuvola dimori sopra esso; Queste cose rendanlo spaventevole, quali sono i giorni più acerbi.Caligine ingombri quella notte; Non rallegrisi fra i giorni dell’anno, Non sia annoverata fra i mesi.Ecco, quella notte sia solitaria, Non facciansi in essa canti alcuni.Maledicanla coloro che maledicono i giorni, I quali son sempre apparecchiati a far nuovi lamenti.Oscurinsi le stelle del suo vespro; Aspetti la luce, ma non ne venga alcuna, E non vegga le palpebre dell’alba;Perciocchè non serrò gli usci del seno di mia madre, E non fece sì che gli occhi miei non vedessero l’affanno.
Perchè non morii io dalla matrice? Perchè non trapassai come prima uscii del seno?Perchè mi furono pòrte le ginocchia? Perchè le mammelle, acciocchè io poppassi?Conciossiachè ora giacerei, e mi riposerei; Io dormirei, e pezzo fa sarei in riposo,Con i re, e con i consiglieri della terra, I quali edificavano i luoghi deserti;Ovvero co’ principi, che aveano dell’oro, Ed empievano le lor case d’argento;Ovvero anche del tutto non sarei stato, come un abortivo nascosto, Come il feto che non ha veduta la luce.Quivi cessano gli empi di travagliare altrui, E quivi si riposano gli stanchi.Parimente i prigioni hanno requie, E non odono più la voce del sollecitator delle opere.Quivi è il piccolo e il grande; E il servo franco del suo signore.
Perchè dà egli la luce al miserabile, E la vita a coloro che sono in amaritudine d’animo?I quali aspettano la morte, e pure ella non viene; E la ricercano più che tesori nascosti;E si rallegrano, fino a festeggiarne, E gioiscono, quando hanno trovato il sepolcro.Perchè dà egli la luce all’uomo, la cui via è nascosta, E il quale Iddio ha assiepato d’ogn’intorno?Conciossiachè, avanti che io prenda il mio cibo, il mio sospiro venga, E i miei ruggiti si versino come acqua.Perchè ciò di che io avea spavento mi è avvenuto, E mi è sopraggiunto quello di che avea paura.Io non ho avuta tranquillità, nè riposo, nè quiete; Ed è venuto il turbamento.
ED Elifaz Temanita rispose, e disse:Se noi imprendiamo a parlarti, ti sarà egli molesto? Ma pur chi potrebbe rattener le parole?Ecco, tu correggevi molti, E rinforzavi le mani rimesse.I tuoi ragionamenti ridirizzavano quelli che vacillavano, E tu raffermavi le ginocchia che piegavano.Ma ora che il male ti è avvenuto, tu te ne affanni; Ora ch’è giunto fino a te, tu ne sei smarrito.La tua pietà non è ella stata la tua speranza, E l’integrità delle tue vie la tua aspettazione?
Deh! rammemorati, quale innocente perì mai, Ed ove furono gli uomini diritti mai distrutti?Siccome io ho veduto che quelli che arano l’iniquità, E seminano la perversità, la mietono.Essi periscono per l’alito di Dio, E son consumati dal soffiar delle sue nari.Il ruggito del leone, e il grido del fier leone son ribattuti; E i denti de’ leoncelli sono stritolati.Il vecchio leone perisce per mancamento di preda, E i figli della leonessa son dissipati.
Or mi è stata di nascosto significata una parola, E l’orecchio mio ne ha ritenuto un poco.Fra le immaginazioni delle visioni notturne, Quando il più profondo sonno cade sopra gli uomini,Mi è venuto uno spavento ed un tremito, Che ha spaventate tutte quante le mie ossa.Ed uno spirito è passato davanti a me, Che mi ha fatto arricciare i peli della mia carne;Egli si è fermato, ed io non ho riconosciuto il suo aspetto; Una sembianza è stata davanti agli occhi miei, Ed io ho udita una voce sommessa che diceva:L’uomo sarebbe egli giustificato da Dio? L’uomo sarebbe egli giudicato puro dal suo fattore?Ecco, egli non si fida ne’ suoi servitori, E scorge della temerità ne’ suoi Angeli.Quanto più in coloro che abitano in case di fango, Il cui fondamento è nella polvere, E che son ridotti in polvere, esposti a’ vermi?Dalla mattina alla sera sono stritolati, E periscono in perpetuo, senza che alcuno vi ponga mente.L’eccellenza ch’era in loro non si diparte ella? Muoiono, ma non con sapienza.
Grida pure, vi sarà egli alcuno che ti risponda? Ed a cui d’infra i santi ti rivolgerai tu?Conciossiachè il cruccio uccida il pazzo, E lo sdegno faccia morir lo stolto.Io ho veduto il pazzo che si radicava; Ma incontanente ho maledetto il suo abitacolo.I suoi figliuoli son lungi dalla salvezza, E sono oppressati nella porta, senza che alcuno li riscuota.L’affamato divora la ricolta di esso, E la rapisce di mezzo le spine; E i ladroni trangugiano le sue facoltà.
Perciocchè la sventura non ispunta dalla polvere, E il dolore non germoglia dalla terra;Benchè l’uomo nasca per soffrire, Come le faville delle brace per volare in alto.Ma quant’è a me, io ricercherei pure Iddio, Ed addirizzerei il mio ragionamento a Dio;Il quale fa cose sì grandi, che non si posson investigare; E tante cose maravigliose, che non si possono annoverare;Che manda la pioggia in su la terra, E le acque in su le campagne;Che innalza i bassi, E fa che quelli ch’erano in duolo sono esaltati per salvazione;Che disperde i pensieri degli astuti, E fa che le lor mani non possono far nulla di bene ordinato.Egli soprapprende i savi nella loro astuzia, E fa che il consiglio de’ perversi va in ruina.Di giorno scontrano tenebre, E in pien mezzodì vanno a tentone come di notte.Ma egli salva il bisognoso dalla spada, Dalla gola loro, e dalla mano del possente.E vi è qualche speranza per lo misero; Ma l’iniquità ha la bocca turata.
Ecco, beato è l’uomo, il quale Iddio castiga; E però non disdegnar la correzione dell’Onnipotente.Perciocchè egli è quel che manda la doglia e altresì la fascia; Egli è quel che fa la piaga, e le sue mani altresì guariscono.In sei afflizioni egli ti libererà, Ed in sette il male non ti toccherà.In tempo di fame egli ti riscoterà dalla morte, E in tempo di guerra dalla spada.Al tempo del flagello della lingua tu sarai nascosto; E non temerai la desolazione, quando verrà.Tu riderai del guasto e della carestia; E non temerai delle fiere della terra.Perciocchè tu avrai patto eziandio con le pietre de’ campi; E le fiere della campagna ti saranno rendute pacifiche.E tu conoscerai per prova che il tuo padiglione non sarà se non pace, E governerai la tua casa, e nulla ti verrà fallito.E riconoscerai che la tua progenie sarà molta, E che i tuoi discendenti saranno come l’erba della terra.Tu entrerai in estrema vecchiezza nel sepolcro, Come la bica delle biade è accumulata al suo tempo.Ecco ciò noi ti diciamo; noi l’abbiamo investigato; egli è così; Ascoltalo, e riconoscilo.
E GIOBBE rispose e disse:Fosse pur lo sdegno mio ben pesato, E fosse parimente la mia calamità levata in una bilancia!Perciocchè ora sarebbe trovata più pesante che la rena del mare; E però le mie parole vanno all’estremo.Perchè le saette dell’Onnipotente sono dentro di me, E lo spirito mio ne beve il veleno; Gli spaventi di Dio sono ordinati in battaglia contro a me.L’asino salvatico raglia egli presso all’erba? Il bue mugghia egli presso alla sua pastura?Una cosa insipida si mangia ella senza sale? Evvi sapore nella chiara ch’è intorno al torlo dell’uovo?Le cose che l’anima mia avrebbe ricusate pur di toccare Sono ora i miei dolorosi cibi.
Oh! venisse pur quel ch’io chieggio, e concedessemi Iddio quel ch’io aspetto!E piacesse a Dio di tritarmi, Di sciorre la sua mano, e di disfarmi!Questa sarebbe pure ancora la mia consolazione, Benchè io arda di dolore, e ch’egli non mi risparmi, Che io non ho nascoste le parole del Santo.Quale è la mia forza, per isperare? E quale è il termine che mi è posto, per prolungar l’aspettazione dell’anima mia?La mia forza è ella come la forza delle pietre? La mia carne è ella di rame?Non è egli così che io non ho più alcun ristoro in me? E che ogni modo di sussistere è cacciato lontan da me?
Benignità dovrebbe essere usata dall’amico inverso colui ch’è tutto strutto; Ma esso ha abbandonato il timor dell’Onnipotente,I miei fratelli mi hanno fallito, a guisa di un ruscello, Come rapidi torrenti che trapassano via;I quali sono scuri per lo ghiaccio; E sopra cui la neve si ammonzicchia;Ma poi, al tempo che corrono, vengono meno, Quando sentono il caldo, spariscono dal luogo loro.I sentieri del corso loro si contorcono, Essi si riducono a nulla, e si perdono.Le schiere de’ viandanti di Tema li riguardavano, Le carovane di Seba ne aveano presa speranza;Ma si vergognano di esservisi fidati; Essendo giunti fin là, sono confusi.Perciocchè ora voi siete venuti a niente; Avete veduta la ruina, ed avete avuta paura.
Vi ho io detto: Datemi, E fate presenti delle vostre facoltà per me?E liberatemi di man del nemico, E riscuotetemi di man de’ violenti?Insegnatemi, ed io mi tacerò; E ammaestratemi, se pure ho errato in qualche cosa.Quanto son potenti le parole di dirittura! E che potrà in esse riprendere alcun di voi?Stimate voi che parlare sia convincere? E che i ragionamenti di un uomo che ha perduta ogni speranza non sieno altro che vento?E pure ancora voi vi gittate addosso all’orfano, E cercate di far traboccare il vostro amico.Ora dunque piacciavi riguardare a me, E se io mento in vostra presenza.Deh! ravvedetevi; che non siavi iniquità; Da capo, il dico, ravvedetevi, io son giusto in questo affare.Evvi egli iniquità nella mia lingua? Il mio palato non sa egli discerner le cose perverse?
Non ha l’uomo un termine della sua milizia in su la terra? E non sono i suoi giorni simili a quelli di un mercenario?Come il servo aspira all’ombra, E il mercenario aspetta il premio della sua opera;Così mi sono stati dati per eredità de’ mesi molesti; E mi sono state assegnate per parte mia notti penose.Se mi son posto a giacere, dico: Quando mi leverò? Quando sarà passata la notte? E mi stanco di dimenarmi fino all’alba.La mia carne è rivestita di vermini, e di gromma di terra; La mia pelle si schianta, e si disfa.I miei giorni son passati via più…
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