Job 33–37
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Ora dunque, Giobbe, ascolta, ti prego, i miei ragionamenti, E porgi gli orecchi a tutte le mie parole.Ecco, ora io ho aperta la mia bocca, La mia lingua parla nel mio palato.Le mie parole saranno secondo la dirittura del mio cuore; E le mie labbra proferiranno scienza pura.Lo Spirito di Dio mi ha fatto, E l’alito dell’Onnipotente mi ha data la vita.Se tu puoi, rispondimi; Mettiti in ordine contro a me, e presentati pure.Ecco, io sono a Dio, come tu; Anch’io sono stato tratto dal fango.Ecco, il mio spavento non ti sgomenterà, E la mia mano non ti sarà grave addosso.
Tu hai pur detto, udendolo io, Ed io ho intesa la voce delle parole:Io son puro, senza misfatto; Io son netto, e non vi è iniquità in me;Ecco, egli trova delle occasioni contro a me; Egli mi reputa per suo nemico;Egli ha messi i miei piedi ne’ ceppi, Egli spia tutti i miei sentieri.Ecco, in questo tu non sei stato giusto; io ti risponderò; Perciocchè Iddio è vie maggiore che l’uomo.Perchè hai tu conteso con lui, Perchè egli non dichiara tutte le sue ragioni?
Egli è ben vero, che talora Iddio parla una volta, E due, a chi non vi ha atteso.In sogno, in vision notturna, Quando il più profondo sonno cade in su gli uomini, Quando essi son tutti sonnacchiosi sopra i lor letti;Allora egli apre loro l’orecchio, E suggella il lor castigo;Per istorre l’uomo dalle opere sue, E per far che la superbia dell’uomo non apparisca più;Per iscampar l’anima sua dalla fossa, E far che la sua vita non passi per la spada.
Ma talora altresì l’uomo è castigato con dolori sopra il suo letto, E tutte le sue ossa di grave malattia;E la sua vita gli fa abbominare il cibo, E l’anima sua la vivanda desiderabile;La sua carne è consumata, talchè non apparisce più; E le sue ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori;E l’anima sua si accosta alla fossa, E la vita sua a’ mali mortali.Ma se allora vi è appresso di lui alcun messo, un parlatore, Uno d’infra mille, Per dichiarare all’uomo il suo dovere;Iddio gli farà grazia, e dirà: Riscuotilo, che non iscenda alla fossa; Io ho trovato il riscatto.La sua carne diventerà morbida, più che non è in fanciullezza; Egli ritornerà a’ dì della sua giovanezza.Egli supplicherà a Dio, ed egli gli sarà placato, E gli farà veder la sua faccia con giubilo, E renderà all’uomo la sua giustizia.Ed esso poi si volgerà verso gli uomini, e dirà: Io avea peccato, ed avea pervertita la dirittura, E ciò non mi ha punto giovato.Così Iddio riscoterà l’anima sua, che non passi nella fossa, E la vita sua vedrà la luce.
Ecco, Iddio opera tutte queste cose Due e tre volte inverso l’uomo;Per ritrarre l’anima sua dalla fossa, Acciocchè sia illuminata della luce de’ viventi.Attendi, o Giobbe, ascoltami; Taci, ed io parlerò.Se tu hai alcuna cosa da dire, rispondimi; Parla, perciocchè io desidero giustificarti.Se no, ascoltami tu; Taci, ed io t’insegnerò la sapienza.
ED Elihu proseguì a parlare, e disse:Voi savi, udite i miei ragionamenti; E voi intendenti, porgetemi l’orecchio.Perciocchè l’orecchio esamina i ragionamenti, Come il palato assapora ciò che si deve mangiare.Proponiamoci la dirittura, Giudichiamo fra noi che cosa sia bene.Conciossiachè Giobbe abbia detto: Io son giusto; Iddio mi ha tolta la mia ragione.Mentirei io intorno alla mia ragione? La saetta, con la quale son ferito, è dolorosissima, Senza che vi sia misfatto in me.Quale è l’uomo simile a Giobbe, Che beve lo scherno come acqua?E che cammina in compagnia con gli operatori d’iniquità, E va con gli uomini empi?Perciocchè egli ha detto: L’uomo non fa niun profitto Di rendersi grato a Dio.
Perciò, uomini di senno, ascoltatemi; Tolga Iddio che vi sia empietà in Dio, O perversità nell’Onnipotente.Perciocchè egli rende all’uomo secondo l’opera sua, E fa trovare a ciascuno secondo la sua via.Sì veramente Iddio non opera empiamente, E l’Onnipotente non perverte la ragione.Chi gli ha commesso il governo della terra? E chi gli ha imposta la cura del mondo tutto intiero?Se egli ponesse mente all’uomo, Egli ritrarrebbe a sè il suo alito, ed il suo soffio;Ogni carne insieme trapasserebbe, E l’uomo ritornerebbe nella polvere.
Se pur tu hai del senno, ascolta questo; Porgi l’orecchio alla voce de’ miei ragionamenti.Di vero, colui che odia la dirittura signoreggerebbe egli? E condannerai tu colui che è sommamente giusto?Direbbesi egli ad un re: Scellerato? E a’ principi: Empio?Quanto meno a colui che non ha riguardo alla qualità de’ principi, Ed appo cui non è riconosciuto il possente, Per essere antiposto al povero, Perchè essi tutti sono opera delle sue mani?Essi muoiono in un momento, E di mezza notte tutto un popolo è conquassato, e perisce; E il potente è tolto via senza opera di mani.Perciocchè gli occhi suoi son sopra le vie dell’uomo, Ed egli vede tutti i passi di esso.Non vi è oscurità, nè ombra di morte alcuna, Ove si possan nascondere gli operatori d’iniquità.Perciocchè Iddio non ha più riguardo all’uomo, Quando esso è per venire in giudicio davanti a lui.Egli fiacca i possenti incomprensibilmente, E ne costituisce altri in luogo loro.Perciò, conoscendo egli le opere loro, Nel girar d’una notte son fiaccati,Egli li sbatte come empi, In luogo di molti spettatori;Perciocchè si son rivolti indietro da lui, E non hanno considerate tutte le sue vie;Facendo pervenire infino a lui il grido del povero, E facendogli udire lo strido degli afflitti.Se egli rimanda in pace, chi condannerà? E se nasconde la sua faccia, chi lo riguarderà? O sia una nazione intiera, o un uomo solo;Acciocchè l’uomo profano non regni più E che il popolo non sia più tenuto ne’ lacci.
Certo ei ti si conveniva indirizzarti a Dio, dicendo: Io ho portato la pena; io non peccherò più.Se vi è alcuna cosa, oltre a ciò che io veggo, mostramelo; Se io ho operato perversamente, io non continuerò più.Vorresti tu, ch’egli ti facesse la retribuzione di ciò ch’è proceduto da te? Sei tu che rifiuti ed eleggi, non già io; Di’ pure ciò che tu sai.Gli uomini di senno diranno meco, E l’uomo savio mi acconsentirà,Che Giobbe non parla con conoscimento, E che le sue parole non sono con intendimento.O padre mio, sia pur Giobbe provato infino all’ultimo, Per cagione delle sue repliche, simili a quelle degli uomini iniqui.Perciocchè altrimenti egli aggiungerà misfatto al suo peccato, Si batterà a palme fra noi, E moltiplicherà le parole sue contro a Dio.
ED Elihu proseguì il suo ragionamento, e disse:Hai tu stimato che ciò convenga alla ragione, Della quale tu hai detto: La mia giustizia è da Dio,Di dire: Che mi gioverà ella? Che profitto ne avrò più che del mio peccato?Io ti risponderò, Ed a’ tuoi compagni teco.Riguarda i cieli, e vedi; E mira le nuvole, quanto sono più alte di te.Se tu pecchi, che cosa opererai tu contro a lui? E se i tuoi misfatti son moltiplicati, che gli farai tu?Se tu sei giusto, che cosa gli darai? Ovvero che prenderà egli dalla tua mano?Come la tua malvagità può nuocer solo ad un uomo simile a te, Così anche la tua giustizia non può giovare se non ad un figliuolo d’uomo.
Gli oppressati gridano per la grandezza dell’oppressione, E dànno alte strida per la violenza de’ grandi;Ma niuno dice: Ove è Dio, mio fattore, Il quale dà materia di cantar di notte?Il qual ci ammaestra più che le bestie della terra, E ci rende savi più che gli uccelli del cielo?Quivi adunque gridano, ed egli non li esaudisce, Per la superbia de’ malvagi.Certamente Iddio non esaudisce la vanità, E l’Onnipotente non la riguarda.
Quanto meno esaudirà egli te, che dici che tu nol riguardi? Giudicati nel suo cospetto, e poi aspettalo.Certo ora quello che l’ira sua ti ha imposto di castigo è come nulla; Ed egli non ha preso conoscenza della moltitudine de’ tuoi peccati molto innanzi.Giobbe adunque indarno apre la sua bocca, Ed accumula parole senza conoscimento.
ED Elihu proseguì, e disse:Aspettami un poco, ed io ti mostrerò Che vi sono ancora altri ragionamenti per Iddio.Io prenderò il mio discorso da lungi, Ed attribuirò giustizia al mio Fattore.Perciocchè di vero il mio parlare non è con menzogna; Tu hai appresso di te uno che è intiero nelle sue opinioni.
Ecco, Iddio è potente, ma non però disdegna alcuno; Potente, ma di forza congiunta con sapienza.Egli non lascia viver l’empio, E fa ragione agli afflitti.Egli non rimuove gli occhi suoi d’addosso a’ giusti; Anzi li fa sedere sopra il trono coi re; Egli ve li fa sedere in perpetuo; onde sono esaltati.E se pur son messi ne’ ceppi, E son prigioni ne’ legami dell’afflizione;Egli dichiara loro i lor fatti, E come i lor misfatti sono accresciuti.Ovvero, apre loro l’orecchio, per far loro ricevere correzione; E dice loro che si convertano dall’iniquità.Se ubbidiscono, e gli servono, Finiscono i giorni loro in beni, E gli anni loro in diletti.Ma se non ubbidiscono, passano per la spada, E muoiono per mancamento d’intendimento.Ma i profani di cuore accrescono l’ira, E non gridano, quando egli li mette ne’ legami;La lor persona morrà in giovanezza, E la lor vita fra i cinedi.
Ma egli libera gli afflitti nella loro afflizione, Ed apre loro l’orecchio nell’oppressione.Ancora te avrebbe egli ritratto dall’afflizione, E messo in luogo largo, fuori di ogni distretta; E la tua mensa tranquilla sarebbe ripiena di vivande grasse.Ma tu sei venuto al colmo del giudicio di un empio; Il giudicio e la giustizia ti tengono preso.Perciocchè egli è in ira, guarda che talora egli non ti atterri con battiture; E con niun riscatto, benchè grande, non ti possa scampare.Farà egli alcuna stima delle tue ricchezze? Egli non farà stima dell’oro, nè di tutta la tua gran potenza.Non ansar dietro a quella notte, Nella quale i popoli periscono a fondo.Guardati che tu non ti rivolga alla vanità; Conciossiachè per l’afflizione tu abbi eletto quello.Ecco, Iddio è eccelso nella sua potenza; Chi è il dottore convenevole a lui?Chi gli ha ordinato come egli deve procedere? E chi gli può dire: Tu hai operato perversamente?
Ricordati di magnificar le opere sue, Le quali gli uomini contemplano.Ogni uomo le vede, E gli uomini le mirano da lungi.Ecco, Iddio è grande, e noi nol…
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